Il confine tra sospetto e fiducia nel prossimo

Viaggiando mi sono chiesta più volte dove potesse essere il limite per fidarsi degli altri. Mi sono chiesta anche se fosse veramente giusto pormi effettivamente un limite in base alla regola “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Non riuscivo poi davvero a vedere tutta questa malvagità nella gente comune, che di volta in volta incontravamo. Anzi, tutt’altro, in viaggio abbiamo fatto incontri eccezionali e stravaganti, incontri che ci hanno divertire, ci hanno fatto conoscere luoghi, tanti ci hanno anche accolto.

So anche che il mondo è grande e certamente non saranno tutti spinti solo da buone intenzioni nelle loro azioni. Tuttavia, dall’ammettere la possibilità di incontrare cattivi intenzionati all’esserne condizionati il passo deve essere bello grande. Partiamo dal presupposto che tv e giornali prediligono le notizie peggiori perché fanno audience, rendiamoci conto che il mondo che ci descrivono non è così. Personalmente ci casco sempre pure io, quando sono a casa e non in viaggio, in mezzo alla gente.

Certo ormai mi evidente è che dovremmo avere più fiducia nel prossimo e cercare sempre di essere d’aiuto per quanto i nostri mezzi e possibilità lo consentano.

Ho imparato questa lezione a Orta San Giulio, per merito di due anziani francesi.

Tutto procedeva con lentezza e fascino, quando, sempre con molta calma, quasi impercettibilmente, il parcheggio si riempì di nuovi vicini. Pochi italiani. Ad un certo punto si avvicinò a noi, a piedi, una coppia di signori francesi. In francese e a gesti ci chiesero un cacciavite, lo volevano con la punta piatta. L’avevamo a portata di mano e senza troppi pensieri, dubbi e preamboli glielo allungammo molto volentieri.

Eravamo contenti di essere di aiuto.

Poi borbottarono qualcosa a proposito di aprire il loro camper, perché le chiavi erano rimaste al suo interno. Alla fine, si auto scassinarono il camper con una facilità che ci lasciò sbigottiti e increduli. Ci restituirono il cacciavite e ci ringraziarono di buon grado. Noi restammo quasi impietriti sia per la velocità dell’operazione, che per i mille sospetti che iniziarono a ronzarci in testa.

Labirinto della Masone statue
Fidarsi è bene

“Saremo mica stati d’aiuto involontariamente in un furto?” ci chiedevamo diffidenti.

E sapete cosa è successo?

Niente.

Passarono le ore, il camper rimase lì tutta la notte e nessuno si lamentò di furti e rapine.

Nessun fatto di cronaca, quindi, semplicemente un’occasione per riflettere sulla fiducia reciproca.

Forse se si pensasse sempre ai propri timori o alla paura dell’altro, non ci si aiuterebbe più, nemmeno a forzare il proprio camper.

Quel giorno abbiamo capito il confine tra credere nel prossimo e temerlo: la fiducia inizia dove cessano i nostri sospetti.

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