Quel mio odioso pensiero condizionato

Ti sei mai sentito limitato nella vita da regole, situazioni o modi di fare del tutto inutili? Hai mai pensato che se non fossi condizionato ti sentiresti molto più libero di esprimerti, di fare ciò che davvero ami, più libero di sperimentare? No perché ogni giorno io metto in discussione la mia identità, libertà di espressione e di pensiero.

Ho trovato esplicita dimostrazione di quanto sia influenzata nella vita di ogni giorno a Morgex, in Valle d’Aosta, con un evento del tutto fortuito e piuttosto banale. Ho sempre creduto che sotto i condizionamenti stessi perdendo qualcosa. Sto perdendo esperienze benefiche, ma anche una parte di me che nascondo dietro un muro di conformismo, l’essere così perché credo che così mi vogliano gli altri. Ma poi gli altri chi?

Comunque a Morgex ci imbattemmo nel barefooting: un’attività praticamente sconosciuta in Italia. Consiste nel camminare a piedi nudi su percorsi naturali di materiali diversi, come pietre, ghiaia, sassi, corteccia, tronchi, segatura, fieno, fango e via dicendo. Il contatto con il suolo stimola la circolazione, effettua un massaggio plantare, distende la circolazione e fa riscoprire percezioni tattili ormai dimenticate.

E sul dimenticate la mia attenzione si fossilizzò.

Mi rendevo conto che avevo completamente scordato la possibilità di camminare a piedi nudi in un campo, sull’erba, sulle rocce, sulla terra.

Perché non avevo mai provato?

Sicuramente da bambina avevo camminato in ogni dove con i piedi scalzi, ma poi sono cresciuta e in qualche punto della storia mi sono lasciata influenzare. Questo non si fa, quello si fa così.

Se devi andare da A a B guarda che è più conveniente, o peggio più produttivo, scendere a compromessi e fermarti a C.

Io C non l’ho mai sopportato, perché ho sempre voluto B, ma a forza di credere che così si doveva fare ho dimenticato perfino che io in realtà desideravo B. Così ho dimenticato che a volte si possono liberare pure i piedi. E come i piedi anche il proprio spirito. Tutte due le pratiche fanno un gran bene, ma presa com’ero a fare come fanno tutti, me ne sono stata sempre impettita in quei panni che non mi facevano sentire poi così soddisfatta.

Non lasciavo emergere in nessun modo quello che avevo dentro. Chiamala energia, forza, idea o pensiero. Io ora lo chiamo spirito creativo, perché il viaggio mi ha portato a identificare così quello che sento provenire da dentro, ma potrebbe essere qualsiasi sensazione, intuito, inconscio che ti caratterizza nel profondo.

Individuarlo non è stato per me così facile e scontato perché i condizionamenti hanno sempre lavorato molto bene, mentre io al contrario avevo un modo completamente sbagliato di interpretare i miei pensieri.

Fatto sta che il primo passo verso una nuova visione della mia persona fu nel fango, a piedi nudi.

Camminare nel fango è una sensazione tanto disgustosa alla vista quanto piacevolissima al tatto. Volendo è pure una banalità, ma non credo ci ricapiterà di sprofondare fino alla caviglia nella morbida terra scura, così come finora non sapevamo che sensazione si provasse. Ed è un vero peccato che non ci sia mai venuto in mente di toglierci le scarpe e correre in un campo appena arato ed irrigato. Forse è proprio vero che i limiti sono più mentali e autoimposti, che realmente esistenti.

Da lì qualcosa si è smosso e ha iniziato ad emergere sempre di più. Un importante passo verso la mia personale felicità è rendermi prima di tutto conto di ciò che è una trappola per il mio vero essere, siano esse scarpe, situazioni o semplicemente solo la mia stessa mente. Prendere consapevolezza dei miei limiti, mi ha consentito di valutare alternative differenti a quello che prima avevo sempre assunto per scontato e insindacabile.

Non è che il giorno dopo aver camminato nel fango ho pensato di trasgredire ogni possibile regola, non ho gettato al vento anni di insegnamenti e lezioni uguali per tutti. Semplicemente ho aperto gli occhi e capito che le alternative in ogni cosa esistono, ciò che va bene per me, non è detto vada bene per un altro e per capire quello che va bene per me devo avere coscienza che le strade percorribili non sono solo quelle che mi hanno influenzato a considerare.

Un altro esempio dell’importanza di essere coscienti dei limiti, dei condizionamenti ci capitò ad Orta San Giulio, dove per entrare nel parcheggio adibito ai camper era necessario entrare in contromano. Gabriele ci pensò subito, io condizionata dal cartello senso unico, nemmeno presi in considerazione la cosa. Sbagliato. Era davvero l’unica strada possibile che un mezzo grande come un camper potesse percorrere.

Forni di sopra maschere in legno
I condizionamenti e le maschere

Capii che alcune regole sono fatte per essere trasgredite, non tutte ovviamente.

Capii che a volte è necessario andare contromano per arrivare. Andare controcorrente. Abbandonare la convinzione che un dato fatto sia giusto così solo perché così lo impone la norma, la Normalità.

Un altro importante passo per vivere meglio secondo me è quello di escludere questi condizionamenti di cui il viaggio mi ha reso cosciente e sfruttarli a mio favore per imparare ad essere diversa, ad essere straordinaria, fuori dal comune, ad essere davvero me stessa, essere un po’ più in là di ciò che credo a priori corretto, proprio perché magari non lo è.

Facile dirlo, meno comprenderlo, difficile applicarlo concretamente. Vedremo.

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