Le risposte che cerco sono dentro ogni giorno

Il viaggio è un regalo continuo che non smette mai di sorprendermi.

Tuttavia, purtroppo o per fortuna, bisogna essere pronti perché ciò accada.

Il grande vantaggio in questo nostro viaggio del “giro d’Italia spezzato” è stato iniziare a focalizzare l’attenzione sugli eventi quotidiani.

Scrivere ogni giorno quanto avevo appreso da quello che ci era successo nel corso della giornata, mi ha aiutato a tenere la concentrazione alta.

Non avevo programmato di scrivere quotidianamente “ I Giorni”, ho seguito l’istinto e un’idea che in un baleno mi era passata per la mente.

Col senno di poi non poteva andarmi meglio.

La pratica di scrivere ogni giorno mi ha reso molto più consapevole del viaggio e di quello che era il mio viverlo.

Siamo distratti e viviamo distratti. Siamo bombardati da una miriade di stimoli, che oltre a condizionarci, non ci permettono più di fermarci e dire:

Bene oggi è accaduto questo, cosa mi piace, cosa mi da fastidio, cosa posso fare e cosa posso dire di aver appreso, cosa ho imparato che possa valere anche per mille altri giorni?

Il mio strumento per concentrarmi è stata la scrittura, magari per qualcun altro può essere la musica, la fotografia o la pittura. Tutti metodi creativi che secondo me fanno emergere un mondo che abbiamo dentro e non sappiamo più ascoltare.

Il focalizzare l’attenzione su ciò che ogni giorno è in grado di offrirti ha un potere immenso.

Ogni giorno avrà un valore diverso, come già di per sé ha, ma con la differenza di esserne consapevole. Essere consci del valore delle proprie giornate, ci rende sempre molto grati di ogni accaduto. Impariamo una lezione diversa ogni volta e questo ci ha portato a ringraziare che quel dato evento sia accaduto.

In viaggio è molto più facile, almeno per me. Viaggio e scrittura sono i miei alleati per stare bene.

D’altro canto in viaggio le giornate non sono più monotone, i fatti da narrare e su cui basarsi sono tanti, i disguidi capitano, ma non sono più magagne antipatiche, che creano solo lamentele.

Eppure ad un mese dalla partenza credevo di non aver trovato nessuna risposta alle mie domande. Dopo un mese di viaggio mi rendevo conto che avrei voluto interagire e parlare con più persone, ma mi sembrava di essere invadente o di disturbare, quindi le occasioni alla fine erano state meno del previsto. Credevo che la mia vergogna rallentasse quella ricerca sfrenata alle mie domande:

Giorno 32

Le nostre domande sono ancora lì in sospeso che girano in testa e ogni tanto diamo loro un suono tra noi 3. E quella che ne sa di più è Milka, che, però, purtroppo per noi, non parla. Le domande alla fine girano sempre intorno alla serenità, allo stare bene insieme, alle risorse a disposizione o come poterle avere e ovviamente a considerazioni, a seconda dell’indole di ciascun membro di questo equipaggio, sul passato, sul presente e sul futuro

Effettivamente anche al novantesimo giorno di viaggio nessuna di queste domande ha trovato una vera univoca risposta. Ma nemmeno al giorno 151.

Non so dire cosa renda universalmente l’uomo felice, come si fa a non litigare mai in assoluto, come vivere per sempre con la giusta quantità di roba, abbandonando eternamente il troppo.

Non lo so. Non lo so, nemmeno dopo tentativi su tentativi, pensieri su pensieri, chilometri su chilometri. Non lo so e non so se mai lo capirò.

Cento mostra scuole china

Ho imparato, però, che queste domande non hanno una risposta fatta e finita. Sono domande che tutti ci facciamo e ci portiamo dietro.

Quel giorno ho indirettamente appreso quanto fosse importante, per darmi delle risposte, apprezzare ed essere consapevole delle mie giornate:

Poi per caso capitiamo accanto a questo camper con dentro due signori.

Lei inizia a lamentarsi del caldo, della zona e delle zanzare.

Lui la lascia sbollire e dopo qualche minuto le chiede: “Come va la mia signora? Ti sei calmata? No, perché volevo solo darti un bacio e dirti che ti amo e mi fa male vederti così nervosa”.

La sera è calata, le montagne vicine fanno sentire la loro presenza rinfrescando improvvisamente l’aria.

La signora non ha più da lamentarsi e noi capiamo che sia suo marito ha almeno la metà delle risposte che cerchiamo, ma non può dircele a parole.

Sono tutte racchiuse nei gesti e ognuno è libero di interpretarle in base al proprio sentire.

Ed è questa la parte difficile.

Le risposte sono fatte di piccoli passi e guarda caso questi piccoli passi sono i nostri giorni e quello che in ciascuno di essi è racchiuso, gesti, avvenimenti, parole.

Ogni giorno è una lezione, bisogna solo imparare a percepirla ciascuno secondo il proprio sentire.

Solo così avremo fatto un piccolo, seppur anche uno solo, di quei passi in grado di avvicinarci alle risposte che cerchiamo.

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