In camper sulla neve a fare BOB ai PIANI DI BOBBIO

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I Piani di Bobbio è la località sciistica più vicina a Milano. Ma lo sci, sia alpino che di fondo, non è la sola attività che qui si può fare. In questo viaggio abbiamo noleggiato il bob e ci siamo divertiti con e come i bambini.

Barzio e i Piani di Bobbio

Oggi siamo a Barzio, nella splendida Valsassina.

E’ la prima volta che ci troviamo col camper in una località sciistica d’inverno, anche se a malincuore non scieremo.

Facciamo le cose per gradi: località a bassa quota, accesso alle piste e ai rifugi con funivia per poter portare anche Milka, incontro con gli amici per trascorrere più piacevolmente il tempo e infine aggiungiamoci del sano divertimento con le discese sui bob.

 Arriviamo a Barzio alla sera.

Credevamo in una buona azione, invece, si è rivelata subito, al primo di tre tornanti, una pessima idea. Abbiamo rischiato per davvero pochi centimetri di restare incastrati con uno dei tanti pullman degli sci club di ritorno a valle.

Barzio è, infatti, un paesino che sorge sulle montagne di fronte alle scenografiche Grigne a quasi 800 m.s.l.m. e a soli 70 km di Milano. Questa posizione privilegiata lo rende meta turistica di grande attrazione nel periodo invernale. Le piste dei Piani di Bobbio sono raggiungibili in pochi minuti con una comodissima cabinovia e hanno una pendenza media adatta ai bambini o a chi è alle prime armi sugli sci.

Dove sostiamo

Il parcheggio della funivia è a pagamento e la sosta ai camper non è consentita per via degli spazi di manovra ridotti. Siamo a circa 1,5 km dal centro del paese e il parcheggiatore ci consiglia i due parcheggi gratuiti più a valle e vicini al centro o in alternativa un posto lungo la strada di fronte al cimitero. Seguiamo questa seconda opzione, per essere più vicini alla funivia. Ci troviamo a metà strada tra l’impianto e il centro del paese, in posizione, inutile dirlo, tranquilla. La nostra collocazione ci consente di non prendere la navetta il giorno successivo, ma di arrivare a piedi alla funivia con una breve passeggiata.

Che il mattino abbia l’oro in bocca, ce ne accorgiamo ancor prima dell’alba. Alle 6,30 arrivano i primi sciatori, alle 7,00 la fila di auto per andare ad accaparrarsi il posto al parcheggio della cabinovia forma già un lento serpentone lungo la strada.

Gli amici arrivano alle 8,30 e sono obbligati a parcheggiare nei due parcheggi in centro, più su, tutto pieno.

La cabinovia che unisce Barzio ai Piani di Bobbio

Alla funivia ci attende un’altra coda che, però, si rivela abbastanza scorrevole e in dieci minuti abbiamo lo skipass.

Museruola, obbligatoria, a Milka, tremante, e via, tra una calca di gente mista a sci e snowboard, ci avventuriamo sulla prima cabinovia disponibile. C’è veramente una folla pazzesca.

Barzio deve a questo afflusso di persone il suo sviluppo economico e demografico. Nel 1500 aveva poco più di 300 abitanti, ora supera i 1300.

La vecchia seggiovia monoposto

Barzio è sempre stato un comune rivolto al turismo di montagna. Negli anni ’50 al posto della cabinovia c’era una seggiovia monoposto che partiva dalla piazza del paese, un impianto da urlo, insomma da brividi, quando sciare era tutt’altro mondo. Poi nel 1961 accadde un incidente sulla seggiovia e tutto venne chiuso, ma Barzio non si arrese, prese esempio dalla vicina funivia che porta ai Piani di Artavaggio e che stava rubando la scena e si rialzò con la costruzione di un nuovo impianto.

Abbiamo visto paesi messi in ginocchio da eventi economici sfortunati, calamità naturali o incidenti di vario genere. Barzio ha rischiato di diventare un’altra San Pellegrino, se non addirittura una seconda Consonno. In parte l’abbandono e il degrado sono presenti anche qui.

 

Lungo il versante della montagna sono visibili ancora i ruderi della vecchia seggiovia monoposto, la stazione di arrivo, sellini tra i pini e basta seguire il sentiero proprio sopra il cimitero per fare un salto nel passato e nella storia dello sci. Inoltre, dall’alto della montagna  domina prepotente la scena l’Hotel Pequeno che svetta sopra il paese, come monito perpetuo. Accoglieva negli anni ’50 gli sciatori all’arrivo della seggiovia a monte, ora è un rudere con ancora al suo interno gli arredi dell’epoca, vandalizzati e distrutti.

Barzio, però, ha saputo in parte ripartire, ha trovato le risorse e le capacità di rialzarsi. Se in montagna il problema principale è lo spopolamento, la fuga per cercare lavoro nelle città a valle, Barzio sembra essere l’eccezione che conferma la regola.

Le discese con il bob

L’aspetto meno poetico di tutto questo è l’affluenza sconsiderata di turisti e il conseguente inquinamento, le code e la perdita di quell’equilibrio uomo-natura, che solo la montagna può dare.

Insomma non si può avere tutto e siamo felici che, tutto sommato, Barzio non sia, oggi, un paese morto.

 

Ma è giunta l’ora di alleggerire queste nostre emozioni. Perciò, torniamo bambini per qualche ora con le divertenti discese sul bob e per pranzo ci riempiamo lo stomaco con pizzoccheri e polenta, che sempre “accontenta”. Così, felici anche questa volta, torniamo a casa con la lentezza tipica dei nostri viaggi.

Per sapere come è stata per Milka questa avventura vi basta un click qui
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